Sempre più giovane e con grandi potenzialità di crescita. È questo in sintesi il mondo dei videogiochi italiano raccontato dalle recenti indagini sul settore, un racconto fatto di cifre interessanti e soprattutto di professionisti e inedite prospettive di sviluppo.

Videogiochi che passione - Secondo gli ultimi dati AESVI, l'associazione di categoria che rappresenta il settore dei videogiochi in Italia, nel 2017 sono quasi 26 milioni i videogiocatori nel nostro Paese di età superiore a 14 anni (50,2% della popolazione italiana). Un pubblico di appassionati sempre più adulto: 6 videogiocatori su 10 hanno infatti tra i 25 e i 55 anni. E gli over 65 sono più numerosi degli adolescenti: rappresentano il 7,9% dei giocatori, contro la fascia 14-17 che rappresenta il 7,2% del totale. Sul fronte della distribuzione per genere, il coinvolgimento maschile e femminile risulta equivalente: il 50% dei videogiocatori è composto da uomini e il 50% da donne.  Gli italiani giocano spesso e lo fanno volentieri in compagnia: il 48,9% dei giocatori videogioca almeno 4 volte a settimana, il 27,8% da 1 a 3 volte, il 23,3%meno di una volta a settimana. Circa il 40% dei videogiocatori dichiara di videogiocare con altre persone: con i propri familiari (17,8%), con gli amici (10,7%), con altri giocatori online (10,8%). Prende sempre più piede quindi tra i consumatori la voglia di andare oltre l’esperienza classica di gioco individuale, spingendola verso una dimensione più sociale e di condivisione. Se da un lato si gioca sempre più spesso con altre persone sia on line sia off line, dall’altro grazie ai servizi di streaming cresce anche il numero di persone che assistono da spettatori a competizioni di eSports giocate da videogiocatori professionisti. Questa tendenza, per il momento ancora agli albori in Italia, siprevedeconosceràunagrandeespansioneneiprossimiannianchenelnostroPaese.

Ma qual è il profilo tipo del videogiocatore italiano? Vive per lo più nel Sud e Isole (la distribuzione è in linea con quella della popolazione italiana 33,8% Sud e Isole,24,9 % Nord Ovest, 22,2% Centro e 19,1% Nord Est.), ha un livello di istruzione medio-alto (il 40% dei videogiocatori è in possesso di un diploma di scuola media superiore o di una laurea, il 7,7% in più rispetto alla media nazionale), è una persona orientata al raggiungimento del successo professionale, ha esigenze di svago, dai viaggi allo sport, e, più in generale, un rapporto equilibrato con il lavoro e le esigenze familiari.

Diamo i numeri. Ma è una buona notizia - Il mercato dei videogiochi in Italia ha chiuso il 2016 con un giro d'affari di oltre un miliardo di euro (1.029.928.287 euro) e un trend in crescita del 8,2% rispetto al 2015. Numeri positivi sono stati registrati per le vendite in tutti i segmenti di mercato, come software (+11,9%), console (+2,3%) e accessori (+3,7%) (AESVI 2017). In questo panorama il software risulta essere il segmento più importante, con un peso del 61,8% sul giro d’affari complessivo del 2016 e un fatturato di oltre seicento milioni di euro (636.908.554 euro).

Secondo l’ultimo censimento AESVI, al quale hanno risposto oltre 120 studi di sviluppo di videogiochi da tutta Italia, si rileva un numero crescente di studi operanti sul territorio, sempre più giovani sia per età degli imprenditori (l'età media è di 33 anni) sia per età delle imprese (il 62% delle imprese ha meno di tre anni, contro il 45% della rilevazione precedente). La metà circa del campione (47%) ha una struttura costituita da uno a cinque collaboratori stabili. Il 42% degli studi di sviluppo di videogiochi ha invece più di cinque addetti e il numero delle persone che lavorano in questo settore oggi (circa 1000) è maggiore del previsto e pari a quasi il 50% della stima realizzata in occasione della precedente rilevazione.

Sempre più specializzati - Dallo stesso censimento AESVI emerge che il livello di istruzione più diffuso tra gli intervistati si conferma la licenza media superiore (40%), ma appare consistente anche la quota di operatori con una formazione altamente specializzata: un master, un dottorato o un diploma di laurea magistrale per il 34%. Gli studi di sviluppo italiani sono inoltre caratterizzati da una forte tendenza all'internazionalizzazione nella distribuzione, guardando più ai mercati internazionali che a quello interno come destinatari delle proprie attività. Infatti i videogiochi Made in Italy vengono esportati nella quasi totalità in tutta Europa (93%), in larga maggioranza nel Nord America (83%), e anche in Asia (64%) e in Sud America (58%). Se guardiamo invece alla geografia degli studi di sviluppo di videogiochi scopriamo che la loro più alta concentrazione è nel Nord Italia (61%); a livello provinciale Milano è in testa seguita da Roma; insieme dominano la classifica della concentrazione degli studi di sviluppo in Italia (35%).